Prodotti fitosanitari: definizione, categorie e uso professionale

Sono prodotti fitosanitari i prodotti che contengono o sono composti da sostanze attive, antidoti agronomici o sinergizzanti e servono a proteggere i vegetali da tutti gli organismi nocivi, a influire sui loro processi vitali o a distruggere vegetali e parti di vegetali indesiderati. Le sostanze attive sono le sostanze, compresi i microrganismi, che esercitano un’azione generale o specifica contro gli organismi nocivi o sui vegetali.

Per riconoscere un prodotto fitosanitario, leggi in etichetta funzione, denominazione completa, numero di autorizzazione e impieghi. La banca dati ministeriale permette di consultare anche prodotti revocati, sospesi o scaduti e di visualizzare l’ultima etichetta autorizzata.

Fitosanitarie, fitosanitari e fitofarmaci: lo stesso gruppo di prodotti

«Le fitosanitarie», «fitosanitari» e «fitofarmaci» indicano i prodotti fitosanitari definiti sopra. Per sapere se un prodotto appartiene a questo gruppo, controlla in etichetta funzione, denominazione completa e numero di autorizzazione.

A cosa servono: fungicidi, anticrittogamici, insetticidi ed erbicidi

Il fungicida protegge le piante contro funghi e spore; l’anticrittogamico combatte funghi e batteri. L’insetticida combatte o contiene gli insetti dannosi, l’acaricida gli acari. L’erbicida, detto anche diserbante, serve alla lotta contro le erbe infestanti delle colture. Identifica l’organismo bersaglio prima di cercare il formulato.

Coformulanti, sinergizzanti, antidoti e coadiuvanti

Gli antidoti agronomici sono aggiunti per eliminare o ridurre gli effetti fitotossici del prodotto su determinate piante. I sinergizzanti possono aumentare l’attività della sostanza attiva pur avendo attività propria scarsa o nulla per gli impieghi considerati. I coformulanti sono componenti diversi da sostanze attive, antidoti e sinergizzanti.

I coadiuvanti sono preparati commercializzati per essere miscelati dall’utilizzatore con un prodotto fitosanitario e migliorarne efficacia o altre proprietà.

L’articolo 55 collega l’uso corretto alla buona pratica fitosanitaria e al rispetto delle condizioni stabilite nell’autorizzazione e specificate sull’etichetta.

Autorizzazione nello Stato membro

Come regola generale, con specifiche eccezioni, commercializzazione e impiego dei prodotti richiedono l’autorizzazione nello Stato membro interessato.

Manuale INAIL sui prodotti fitosanitari

Il manuale «Uso in sicurezza dei prodotti fitosanitari» (edizione 2018) raccoglie definizioni, schede tecniche e glossario: guida in PDF. Prima di organizzare la distribuzione leggi insieme etichetta, scheda di sicurezza e istruzioni della macchina.

Fitofarmaco sistemico, di copertura e citotropico: la differenza

I prodotti di copertura si depositano sulla superficie del vegetale. I citotropici penetrano localmente solo nei tessuti dell’organo dove sono applicati; nei citotropici translaminari la sostanza attiva passa da una pagina all’altra della foglia. I sistemici penetrano da radici e foglie e, attraverso i vasi linfatici, traslocano nel resto della pianta.

Fitotossico: che cosa significa

La fitotossicità è l’azione dannosa del prodotto fitosanitario sulla pianta, per esempio defogliazione o ustione.

Etichetta e scheda di dati di sicurezza

L’etichetta riporta le condizioni di impiego autorizzate. La scheda di dati di sicurezza ha un formato di 16 sezioni: la sezione 2 descrive i pericoli, la 5 le misure antincendio, la 7 manipolazione e immagazzinamento.

Etichetta: dosi, colture e prescrizioni

L’etichetta autorizzata è il documento che decide come si usa un prodotto. Il regolamento europeo 1107/2009 chiede un uso corretto, cioè il rispetto delle condizioni fissate con l’autorizzazione e riportate in etichetta, insieme alla buona pratica fitosanitaria e ai principi della difesa integrata.

La parte che fissa l’impiego è una tabella, e si legge per riga. Nell’etichetta del fungicida Microthiol, a base di zolfo, ogni riga ha coltura, avversità, dose in kg/ha, note, numero massimo di applicazioni all’anno, intervallo minimo tra i trattamenti in giorni, volume di irrorazione e quantità massima di prodotto all’anno. La dose cambia anche nella stessa riga: contro l’oidio della vite sono 2–4 kg/ha con bassa pressione della malattia, 4–8 in situazioni mediamente gravi e 8–12,5 in quelle gravi, con al massimo 16 applicazioni e almeno 5 giorni fra una e l’altra. Sulle pomacee ticchiolatura e oidio hanno righe proprie, divise tra prefioritura e fine fioritura fino a frutto noce e il periodo da frutto noce a pre raccolta.

La banca dati del MASAF e del CREA consente ricerche per categoria, prodotto, sostanza attiva, impiego, coltura e avversità e porta alla scheda del prodotto, con impieghi agronomici e scansione dell’etichetta. Per partire dal problema agronomico e non dal nome commerciale, procedi così: identifica la coltura, descrivi l’avversità osservata, chiarisci l’obiettivo e cerca l’impiego pertinente combinando i criteri. Usa la categoria (per esempio «sistemico») come punto di partenza, poi verifica il prodotto completo e controlla l’impiego proposto nell’etichetta del formulato.

Vegetale e prodotto vegetale nel linguaggio della norma

I vegetali comprendono piante vive e parti vive, incluse sementi, frutta fresca e ortaggi. I prodotti vegetali derivano invece da vegetali non trasformati o sottoposti a operazioni semplici, come macinazione, essiccazione o spremitura. Per un trattamento del raccolto conservato identifica quale materiale sarà interessato.

Difesa integrata e preparati che non sono fitosanitari

La difesa integrata si attua con l’adozione combinata di misure preventive, piani di monitoraggio e sistemi di avvertimento, misure fitosanitarie dirette e razionalizzazione dell’impiego dei mezzi chimici. Scegli il prodotto dopo aver valutato se l’intervento serve e quali alternative hai.

L’azione fitosanitaria sui processi vitali delle piante esclude quella dei nutrienti e dei biostimolanti. Se ti propongono un preparato, chiedi che cos’è esattamente e la documentazione della funzione dichiarata; un riferimento a crescita, vitalità o vigore va confrontato con la categoria e le istruzioni del prodotto effettivo.

Fitofarmaci: normativa sull’impiego

Patentino agricolo per i fitofarmaci

Il certificato dura cinque anni, vale su tutto il territorio nazionale e si rinnova su richiesta del titolare entro la scadenza. In Emilia-Romagna il primo rilascio richiede un corso base di 20 ore con esame finale e frequenza di almeno il 75% delle ore. Rilascio e rinnovo sono spiegati nella guida al patentino fitosanitario. Prima di scegliere un corso, comunica all’ente formatore l’attività che vuoi svolgere, la regione della pratica e se hai già un certificato; chiedi quale percorso seguire e quali documenti presentare.

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Patentino per diserbante: serve lo stesso certificato

Il diserbante è un prodotto fitosanitario, quindi per il patentino per diserbante vale il certificato di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo: l’utilizzatore professionale che acquista per l’impiego diretto prodotti fitosanitari deve possederlo, e i prodotti possono essere utilizzati soltanto da chi lo ha. Prima di comprare un erbicida leggi in etichetta se l’impiego è professionale e porta con te il certificato al momento dell’acquisto.

Patentino da consulente fitosanitario

Il certificato di abilitazione alla consulenza lo rilasciano le Regioni e le Province autonome a chi ha un diploma o una laurea in discipline agrarie o forestali e dimostra la conoscenza della difesa integrata con corsi e valutazione finale. Dura cinque anni e si rinnova a richiesta del titolare dopo i corsi di aggiornamento. Se ti serve il patentino da consulente, specificalo all’amministrazione regionale e all’ente formatore, e chiedi conferma di requisiti di accesso, corso, verifica finale e rinnovo prima di iscriverti.

Registri: cosa ha modificato il regolamento 2025/2203

Il regolamento 2025/2203 aggiunge al 2023/564 la possibilità per gli Stati membri di consentire che i registri relativi agli usi sul loro territorio prima del 1° gennaio 2027 non siano trasferiti nel formato elettronico prescritto. In Italia i registri degli utilizzi vanno convertiti nel formato elettronico entro il 31 dicembre 2026.

Cosa contiene il registro dei trattamenti

L’utilizzatore professionale conserva per almeno tre anni i registri dei prodotti utilizzati, con nome del prodotto, momento e dose di applicazione, zona e coltura.

Etichette: le scadenze del regolamento 2026/1123

Il regolamento 2026/1123 si applica dal 1° gennaio 2028. Il regolamento 547/2011 resta applicabile all’etichetta dei prodotti la cui autorizzazione o ultimo rinnovo è stato concesso su domanda presentata prima di quella data. Se l’etichetta va modificata dopo il 1° gennaio 2028, quella modificata contiene l’etichetta digitale; l’adeguamento ai nuovi requisiti è possibile anche prima. Entro il 1° gennaio 2030 tutte le etichette contengono l’etichetta digitale.

Identificativi obbligatori sull’etichetta

L’etichetta riporta denominazione commerciale, numero di autorizzazione, nome, indirizzo e telefono del titolare e, se diversa, dell’impresa che commercializza, tipo di preparato (per esempio polvere bagnabile, concentrato emulsionabile), nome e concentrazione delle sostanze attive.

Etichetta digitale, supporto fisico e accessibilità

L’etichetta digitale è accessibile senza account e gratuita; il supporto dati stampato sull’etichetta fisica rimanda ad essa. Dopo il ritiro del prodotto dal mercato o alla fine del periodo di grazia dell’articolo 46, viene disattivata o mostra che il prodotto non è più autorizzato nello Stato membro.

L’etichetta digitale può rendere disponibili caratteri ingranditi, ricerca automatica, assistenza vocale e traduzioni, e trasferire le condizioni d’uso autorizzate a macchine, mappe locali e stazioni meteorologiche.

Etichetta fisica e digitale riportano per regola gli stessi elementi e riflettono l’autorizzazione, con la flessibilità limitata prevista nei periodi di grazia. Sono ammesse etichette pieghevoli e, per i piccoli imballaggi, la etichetta in foglietto allegato alla confezione.

Quaderno di campagna: norme sulle sanzioni

Per la violazione degli obblighi di tenuta del registro dei trattamenti l’articolo 24, comma 13, del decreto legislativo 150/2012 prevede, nel testo pubblicato il 30 agosto 2012, una sanzione amministrativa da 500 a 1.500 euro per acquirente e utilizzatore. Se la violazione si ripete, scatta la sospensione da uno a sei mesi o la revoca dell’autorizzazione. Il testo dell’articolo è nella Gazzetta Ufficiale: confrontalo con la norma citata nel tuo verbale. Un errore nel registro e un impiego contrario all’etichetta sono contestazioni diverse; nel verbale individua la disposizione applicata e il fatto contestato prima di raccogliere i documenti dell’operazione. Se recuperi un archivio di registri, tieni ogni dato (coltura, superficie, data, prodotto, quantità, avversità) legato all’intervento originario.

Altri contenuti dell’articolo 24

L’articolo 24 del decreto legislativo 150/2012 tratta anche certificati di abilitazione, obblighi dei distributori e informazioni alla vendita. Comprende controllo funzionale delle attrezzature, irrorazione aerea e tutela ambientale.

Il comma 2 punisce il distributore che non accerta l’identità dell’acquirente e la validità del certificato, con una sanzione da 2.000 a 10.000 euro. Il comma 7 punisce l’utilizzatore che non sottopone le attrezzature ai controlli funzionali periodici, con una sanzione da 500 a 2.000 euro.

Fitofarmaci revocati: vendita, impiego e scorte

La banca dati del Ministero della Salute comprende anche i prodotti revocati, sospesi o scaduti: è lo strumento per l’elenco dei fitofarmaci revocati. Nei dati scaricabili ogni prodotto ha la data di decorrenza della revoca e il motivo della revoca.

Se il Ministero revoca o sospende un prodotto per gravi rischi alla salute umana o all’ambiente, il prodotto non si può più usare oltre i termini del provvedimento: l’uso è vietato e comporta sanzioni penali o amministrative. Per una scorta in magazzino controlla se il prodotto è stato revocato o modificato e quali periodi di tolleranza valgono; cerca il provvedimento con nome e numero di autorizzazione riportati sulla confezione. Negli altri casi il prodotto revocato ha un periodo successivo per smaltire le scorte di rivendite e magazzini dell’utilizzatore; normalmente il periodo per l’impiego è di 12 mesi ed è precisato nel decreto del Ministero della Salute. Quando vende un prodotto revocato ma ancora utilizzabile, il distributore informa l’acquirente sul periodo massimo entro cui va usato.

L’articolo 46 del regolamento 1107/2009 permette allo Stato che revoca, modifica o non rinnova un’autorizzazione di concedere un periodo di tolleranza per smaltimento, immagazzinamento, immissione sul mercato e uso delle scorte. Quando la ragione non è la tutela della salute umana e animale o dell’ambiente, il periodo è limitato: al massimo sei mesi per vendita e distribuzione e un ulteriore anno per smaltimento, immagazzinamento e uso.

Prodotti a base di procloraz

Nel dataset ministeriale del 26 ottobre 2026 tutti i 72 formulati con procloraz (in inglese prochloraz), da soli o in miscela, hanno stato «Revocato»: nessuno risulta autorizzato. Sportak 45 EW, per esempio, ha la revoca in vigore dal 1° gennaio 2022. Se in magazzino hai una confezione a base di procloraz, cerca il nome nella banca dati fitofarmaci e leggi nel provvedimento di revoca il periodo per smaltire le scorte.

Prossimo passo

Confezione e impiego si identificano nella banca dati fitofarmaci. Per un verbale prepara l’atto ricevuto e i documenti dell’operazione da sottoporre al professionista.