Occhio di pavone dell’olivo: rimedi, trattamenti e sintomi

L’occhio di pavone provoca macchie fogliari; la rogna forma tubercoli, mentre la tignola danneggia fiori, frutti e foglie. I criteri di difesa riportati qui sono quelli di Emilia-Romagna e Liguria.

Occhio di pavone: quando trattare

In Emilia-Romagna contro l’occhio di pavone si interviene nella tarda primavera dopo stagioni particolarmente umide o piovose; negli altri casi normalmente non servono trattamenti. In Liguria la difesa si programma in base a suscettibilità e ripresa vegetativa.

Riconoscere cicloconio e nomi scientifici

L’occhio di pavone è chiamato anche «cicloconio». Spilocaea oleagina e Cycloconium oleaginum sono nomi dello stesso fungo.

Sintomi sulle foglie

Sulla pagina superiore compaiono macule rotondeggianti grigio-brunastre, isolate o confluenti, talvolta circondate da un alone giallo. Sotto la foglia i segni possono essere meno evidenti e interessare la nervatura mediana. Per far valutare il caso a un tecnico, fotografate entrambe le facce della foglia e il ramo su cui si trova, e raccogliete foglie con macchie giovani e vecchie.

Evoluzione delle macchie

Le macchie diventano più scure con la comparsa delle spore e possono poi diventare biancastre, formando le “macchie d’estate”. Annotate in quale settore della chioma compaiono (basso, ombreggiato o molto fitto): aiuta a descrivere l’evoluzione.

Infezione, latenza e sintomo visibile

Il fungo può rimanere latente a lungo nello strato esterno della foglia, formando colonie sotto la cuticola. L’incubazione separa quindi infezione e macchia visibile: registrate il giorno dell’osservazione, ma non consideratelo l’inizio dell’infezione.

I conidi si diffondono con vento e soprattutto pioggia. Umidità e temperatura favorevoli permettono nuove infezioni, con andamenti diversi fra inverni miti e ambienti più freddi.

Prevenzione agronomica (Liguria)

Si scelgono varietà poco suscettibili e sesti non troppo fitti. Si favoriscono arieggiamento e insolazione dentro la chioma e si equilibrano le concimazioni. Negli oliveti esistenti controllate ombreggiamento e potature già fatte, e dopo le piogge notate se i settori ombreggiati restano bagnati o la vegetazione è addensata dentro la chioma. Per un nuovo impianto valutate distanza fra le piante e suscettibilità varietale prima di scegliere il sesto.

Opzioni contro l’occhio di pavone

In Emilia-Romagna le opzioni comprendono zolfo, Bacillus subtilis, rameici, fosfonato di potassio, pyraclostrobin e dodina. Per gli ultimi due il limite è di due interventi annui ciascuno. Per i rameici è raccomandato non superare quattro chilogrammi di sostanza attiva per ettaro all’anno. Prima di acquistare, scegliete un formulato autorizzato per l’impiego che vi serve (vedi la verifica più sotto).

Rogna dell’olivo: trattamenti e prevenzione

La rogna si previene potando in periodi asciutti, limitando i grossi tagli ed evitando microferite durante la raccolta. In Liguria il trattamento chimico è previsto con forte inoculo, soprattutto dopo gelate, grandinate o raccolta.

In Emilia-Romagna il trattamento contro la rogna è indicato dopo gelate tardive o grandinate; le opzioni comprendono Bacillus subtilis e rameici. Collegate l’intervento alle ferite subite e allo stato sanitario dell’oliveto.

Il batterio e l’aspetto dei tubercoli

La rogna è causata da Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi. I tubercoli giovani sono chiari, giallo-verdastri e teneri; crescendo diventano scuri e legnosi. Le escrescenze possono interessare organi diversi.

Le formazioni sono globose, con superfici ruvide e fenditure; negli attacchi intensi possono confluire. Sui frutti sono più rare. Nel rilievo distinguete i noduli sui rami, le alterazioni del peduncolo e le macchie sulle drupe, e fotografate tubercoli giovani e legnosi insieme alle ferite vicine.

Ferite, acqua e tempo prima dei sintomi

Il batterio entra nei tessuti legnosi attraverso microlesioni, cicatrici e ferite da meteo, fitofagi o lavorazioni. Potatura e abbacchiatura possono aprire vie d’ingresso. Pioggia e irrigazione sopra chioma trasportano il batterio verso nuove lesioni.

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L’incubazione varia con le condizioni ambientali. Grandine e freddi tardivi producono numerose ferite sui tessuti in ripresa vegetativa. Ricostruite potatura, abbacchiatura, grandine e gelate prima della comparsa dei noduli e registrate separatamente la data dell’evento e quella dei tubercoli.

La crescita dei tubercoli produce fessurazioni dalle quali l’acqua può far uscire colonie batteriche. Temperature miti e umidità elevata favoriscono le infezioni.

Materiale di moltiplicazione e nuovi impianti

Il materiale vegetativo può diffondere il batterio. Per le piante nuove conservate denominazione botanica, varietà, identificazione della partita e documenti del vivaista.

Perché crescono i tubercoli

Acido indolacetico e citochinine partecipano alla crescita dei tubercoli stimolando la risposta del cambio. Se serve un campione, concordate prelievo e conservazione con il servizio diagnostico.

Tignola dell’olivo: quando trattare

In Emilia-Romagna contro la tignola si interviene sulla generazione carpofaga dopo l’allegagione, sulla base delle ovodeposizioni sulle drupe. Fra le opzioni figurano Bacillus thuringiensis, caolino, azadiractina e acetamiprid.

In Liguria l’intervento si programma seguendo la curva di volo con trappole a feromone e l’indurimento del nocciolo. Per i trattamenti biologici vale l’elenco delle sostanze della guida ai fitofarmaci ammessi in agricoltura biologica.

Trappole e ovodeposizioni

Il criterio regionale si basa sulle ovodeposizioni sulle drupe; in Liguria si aggiungono le catture delle trappole. Controllate uova e larvette sulle olivine insieme alle catture e tenete distinti il rilievo sulle drupe e quello della trappola quando confrontate i risultati con il criterio.

Tre generazioni e tre organi diversi

Prays oleae è un microlepidottero con tre generazioni annuali. L’antofaga si sviluppa sui fiori, la carpofaga dentro i frutti e la fillofaga sulle foglie, dove sverna. Associate il monitoraggio all’organo occupato e tenete separate le osservazioni su fiori, frutti e foglie.

Danni della generazione carpofaga

La generazione carpofaga danneggia i fasci fibrovascolari e provoca cascola. I frutti possono cadere quando le larve penetrano oppure quando escono da olive prossime alla maturazione. Sulle drupe cadute controllate foro, punto d’attacco e condizioni del frutto, e annotate maturazione e posizione nell’oliveto.

Aspetto della tignola

La tignola adulta ha livrea grigio argentea con macchie nerastre sulle ali anteriori. Le larve possono essere bruno-verdastre o nocciola, con bande dorsali olivastre e laterali paglierine.

Per far riconoscere una larva o un danno sospetto, fotografate calice, peduncolo, superficie della drupa e ramo con le olive vicine, e scrivete dove l’avete trovata: frutto, infiorescenza o foglia. Lasciate visibili capsula cefalica e bande del corpo, utili all’esame morfologico.

Prodotti fitosanitari per l’olivo: come verificare un impiego

In Emilia-Romagna la norma tecnica 2026 della difesa integrata dell’olivo elenca, per ogni avversità, il criterio di intervento, le sostanze attive ammesse e il numero massimo di interventi all’anno. I criteri sono concreti: contro la mosca si interviene con il 4–5% di drupe con punture fertili, contro l’occhio di pavone di norma non serve intervenire se non dopo primavere umide o piovose e allora in tarda primavera, contro la rogna dopo gelate tardive o grandinate. Per la tignola l’intervento riguarda la generazione carpofaga, dopo l’allegagione, in base alle ovodeposizioni sulle drupe.

I limiti dipendono dalla sostanza e dalla destinazione delle olive. L’acetamiprid, ammesso contro mosca e tignola, ha due interventi per le olive da olio e uno per quelle da tavola. I prodotti rameici non superano 4 kg di sostanza attiva per ettaro all’anno.

La norma indica la sostanza attiva, non il formulato. La banca dati MASAF e CREA si interroga per coltura, avversità e sostanza attiva e porta alla scheda dei prodotti autorizzati.

Prossimo passo

Inviate al tecnico fotografie datate e storia dell’appezzamento. Il periodo di ogni intervento è nel calendario dei trattamenti dell’olivo; dosi e rame sono nella guida a rame su olivo e vite.